Quando Facebook ti rovina il colloquio di lavoro

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In quanti di voi quando pubblicano un post in Facebook pensano che questo gesto, oramai così comune e banale, può avere della conseguenze?

Uno studio pubblicato da Adecco – una delle agenzie di risorse umane più famose –  ha stabilito che sempre più colloqui di lavoro vanno male per colpa di Facebook. Vi chiederete perchè. Semplice: andare a sbirciare nel Diario di Facebook del candidato o controllare i link sono azioni divenuta pressi normale e consolidata per i recruiter. Se il vostro è un profilo poco propenso alla privacy, dove vi lasciate andare a commenti “sprezzanti” o “politicaly incorrect”, le vostre chance di trovare un lavoro si riducono sensibilmente. Sorpresi?!

Qualche dato: il 35% dei reclutattori ha ammesso “di aver escluso potenziali candidati dalla selezione in seguito alla pubblicazione di contenuti o foto improprie sui profili social”.
Questi ultimi adoperano i social network principalmente per cercare candidati passivi (78,3%), verificare i curricula vitae ricevuti (75,5%) e la rete del candidato (67,1%), controllare i contenuti pubblicati (57,3%).

Insomma, la propria presenza e ciò che viene detto nel Web non sono così banali come si possa credere. Valgono poche ma sane regole che sono facilmenti intuibili dalle ragioni per le quali un candidato è scartato:  essere coerenti, mantenere un po’ di senso del pudore, evitare discriminazioni e intolleranze (quest’ultima dovrebbe valere sempre a mio avviso), così come giudizi sui precedenti datori di lavoro.

Facebook è un ottimo possibilità per trovare un lavoro, come lo può essere LinkedIn, ma come tutte le cose può dimostrarsi un’arma a doppio taglio.

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